La sovralimentazione
nei motori di alcune autovetture è usata per far aumentare la
potenza di questi motori senza dover incrementarne la cilindrata,
riuscendo a far questo senza dover raggiungere dei regimi di
rotazione molto elevati. Per avere la sovralimentazione si adotta un
dispositivo particolare che viene di solito chiamato compressore, in
grado di inviare ai cilindri aria (o miscela aria-benzina) con una
pressione superiore a quella atmosferica. In questo modo ad ogni fase
di aspirazione in ciascun cilindro viene introdotta una quantità di
aria e quindi di carburante, nettamente superiore a quella che
potrebbe entrare se non venisse impiegato alcun compressore,
ovverosia se il motore respirasse a pressione atmosferica. Di
conseguenza ad ogni fase utile viene liberata una maggiore quantità
di calore e quindi la stessa fase utile del motore garantisce un
miglior rendimento energetico. La coppia motrice è più alta e la
potenza, allo stesso regime di rotazione, risulta nettamente più
elevata rispetto a quella che si ha nella versione aspirata, cioè
senza compressore dello stesso motore. In altri termini si può dire
che la pressione media che agisce sul pistone durante la fase di
espansione è più alta, dunque poiché la potenza è direttamente
proporzionale al prodotto tra la PME (cliccate per leggere una breve
descrizione) e il regime di rotazione, risulta nettamente più alta.
Nei motori a ciclo Otto sovralimentati occorre adottare rapporti di
compressione piuttosto limitati onde evitare il rischio della
detonazione. Nei motori Diesel ovviamente questo problema non esiste.
Anche su di essi però, se la pressione di sovralimentazione è
elevata si abbassa in genere il rapporto di compressione, al fine di
ridurre le sollecitazioni meccaniche. L'adozione della
sovralimentazione determina anche un incremento del carico termico al
quale sono sottoposti organi come i pistoni, le valvole di scarico
etc. di conseguenza, per portare a valori accettabili le
sollecitazioni, si ricorre a dei particolari materiali più moderni e
sofisticati, di quelli che vengono impiegati negli stessi motori di
versione aspirata e si adottano particolari soluzioni come il
raffreddamento del cielo dei pistoni per mezzo di getti di olio o
altro.
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martedì 3 luglio 2012
La sigla PME per i motori – termine
Con la sigla PME,
viene indicata la pressione media effettiva di un motore, cioè
quella pressione teorica di valore costante che, se agisse sul
pistone per tutta la fase di espansione, determinerebbe l'erogazione
di una potenza esattamente uguale a quella che il motore
effettivamente produce (ma con una pressione che varia continuamente
durante questa fase).
Si tratta di un parametro
semplice da calcolare e molto utile (la potenza è direttamente
proporzionale al prodotto della PME per il regime di rotazione). La
curva della PME ha esattamente lo stesso andamento di quella di
coppia. La PME, che è proporzionale al prodotto tra rendimento
termico, rendimento meccanico e rendimento volumetrico è un
parametro assai indicativo perché fornisce utili informazioni
sull'efficienza complessiva del motore in questione e sulle
sollecitazioni termiche alle quali sono sottoposti gli organi come
per esempio i pistoni, le valvole di scarico e altri organi ancora.
Nei motori del tipo con sovralimentazione (cliccate per leggere una
semplice descrizione del termine), la PME è molto più alta di
quella che si ha nei motori aspirati. Proprio per questo motivo a
parità di regime di rotazione e di cilindrata, i primi tipi cioè
quelli sovralimentati sono in grado di erogare una potenza assai più
elevata dei motori aspirati, con un grande vantaggio sulle
prestazioni finali.
mercoledì 13 giugno 2012
Gli alettoni dei veicoli – semplice descrizione
Quando si parla di
alettoni in campo automobilistico, si intende parlando con semplici
parole di una sorta di appendice o un elemento aerodinamico con
profilo alare che può essere fisso o mobile. Sotto vediamo un
alettone che viene montato posteriormente e esternamente sul veicolo.
L'alettone viene applicato
alla carrozzeria esterna di un veicolo e serve a generare un forte
carico aerodinamico indirizzato verso il basso. Questa spinta
generata verso il basso dall'alettone serve a dare più stabilità
alle alte velocità e soprattutto più motricità alle ruote del
veicolo. Il principio fisico di questi alettoni per auto è
esattamente lo stesso di quello utilizzato negli alettoni di aerei,
soltanto che viene utilizzato in modo opposto attraverso la forma e
l'uso degli elementi che lo costituiscono. Mentre negli aerei gli
alettoni servono soprattutto a farli sostenere in volo, nelle
autovetture servono a spingerli verso terra, dandogli molta più
aderenza e stabilità.
Si può fare un semplice
esempio per capire meglio il principio degli alettoni. Infatti chissà
quanti di noi quando viaggiamo in auto come passeggeri magari in
autostrada a velocità sostenute con i finestrini abbassati abbiamo
cercato di mettere una mano aperta e ben distesa fuori cercando di
muoverla verso il basso o verso l'alto. Ebbene facendo questo
semplice gioco molto divertente, notiamo subito che in base alle
inclinazioni che diamo alla nostra mano, questa viene subito spinta
da una importante forza (data dal flusso di aria che scorre) o verso
l'alto o verso il basso. Ecco come funzionano gli alettoni.
Il camber nelle ruote – termine motoristico
Il Camber nelle
autovetture.
Ricordo che quando ero
piccolo non riuscivo a capire perché alcune auto sportive, specie
quelle con le “ruote scoperte” come in Formula uno avessero
quelle “strane” ruote anteriori, molto storte. Da perfetto
ignorante che ero (e che sono tutt'ora) pensavo addirittura che
fossero state tutte montate in modo sbagliato, con i relativi insulti
che partivano per quei poverini di meccanici, compresi quelli della
mia amata Ferrari.
Ebbene adesso forse sono
riuscito a capire che esiste un preciso termine motoristico che
spiega questa situazione delle ruote “storte” e questo termine
che è di origine anglosassone è “camber”. Il camber che
in lingua italiana possiamo tradurre come campanatura, ci indica
quell'angolo particolare tra l'asse verticale della ruota e l'asse
del piano di mezzeria della ruota stessa (che può essere il terreno
dove poggia). Questo angolo può essere notato e misurato osservando
il veicolo dal davanti con le ruote in posizione di marcia
rettilinea. Sopra vediamo uno disegno per farci capire meglio il
camber, che abbiamo preso sul sito di:
Ovviamente le due ruote
dello stesso asse devono avere il medesimo angolo di camber, che a
seconda dell'inclinazione viene considerato positivo se le due ruote
hanno la parte superiore inclinata verso l'esterno, mentre negativa
se le ruote hanno la parte inferiore verso l'esterno. Di solito
specialmente in gare come la Formula uno (a lato vediamo una delle
Red Bull), possiamo vedere che viene usato spesso un angolo di camber
negativo nelle ruote anteriori, che ci fa vedere le monoposto con
quelle ruote “storte” di cui parlavo prima. Dando un particolare
angolo di camber nelle ruote davanti di una monoposto per esempio,
serve soprattutto a stabilire un uso ottimale per quanto riguarda la superficie della ruota che aderisce alla strada e, a contrastare meglio tutte
quelle forze fisiche che intervengono alle alte velocità,
soprattutto nelle curve di un circuito e che deformano, alterano e
alla fine usurano le ruote, visto anche che il pneumatico delle
stesse è molto flessibile e elastico. Quindi spesso un angolo di
camber azzeccato delle ruote, può significare una buona gestione e
una usura minore delle stesse e quindi una possibile vittoria.
domenica 10 giugno 2012
La batteria delle nostre auto con parole semplici
Penso che chiunque di noi,
possessori di una patente di guida conosca il termine “batteria”
associato alle nostre belle autovetture che guidiamo giornalmente.
Conosciamo la batteria dell'auto anche perché a qualcuno di noi
forse ci ha lasciato a piedi, nel senso che la nostra macchina una
mattina non ne vuole sentire proprio di accendersi e, il nostro
meccanico di fiducia presume che può essere un difetto della
batteria.
La normale e classica
batteria al piombo delle autovetture di serie.
Comunque con il termine di
batteria auto (quella per intenderci tipica al piombo, standard), si
intende quel componente elettrico della nostra auto che si può
considerare come una sorta di vero e proprio serbatoio di energia
elettrica, in grado di fornire e di incamerare corrente continua
nell'auto grazie ad una serie di reazioni chimiche che avvengono nel
suo interno. Una normale batteria per auto è costituita di solito da
un involucro nel quale sono ricavati più elementi, che possono
essere per esempio in numero di sei se la tensione nominale è di 12
Volt. In ognuno di questi elementi vengono alloggiate delle piastre
di metallo positive che si alternano a piastre negative immerse in
una soluzione di acqua distillata e acido solforico. Quando la
batteria fornisce corrente elettrica, la percentuale di acido
solforico nel liquido elettrolitico diminuisce e sulle piastre si
deposita uno strato di solfato di piombo. Allorché alla batteria
viene fornita corrente elettrica, le reazioni chimiche avvengono in
senso opposto e la quantità di acido solforico aumenta. Sulle
piastre positive si forma ossido di piombo e su quelle negative
piombo metallico. Le batterie che troviamo sulle nostre macchine di
norma sono a 12 Volt, mentre la capacità diciamo del “serbatoio”
di una batteria, ci viene indicata in Ampere/ora che è invece molto
variabile. In queste batterie al piombo negli anni passati, di solito
si doveva anche fare una sorta di manutenzione aggiungendo del
liquido (acqua distillata) per portarlo ad un livello ottimale per il
funzionamento. Questa sopra descritta è il funzionamento di una
normale batteria al piombo che è stata e che ancora viene utilizzata
nei veicoli e auto di serie, le quali oggi possono essere acquistate
senza che abbiano bisogno di nessuna manutenzione. Oggi nell'era
ultra-moderna dei computer e di internet oltre che della telefonia
mobile, si sono fatti grandi passi avanti nel campo delle tecnologie,
compreso quello dei componenti meccanici ed elettrici per le auto. In
campo automobilistico infatti vi è anche la corsa da parte delle più
prestigiose Case-automobilistiche del mondo per la ricerca e la
progettazione di nuove auto elettriche per il futuro prossimo (per
combattere soprattutto il problema dell'inquinamento e del petrolio
che prima o poi dovrà finire nel mondo) e si stanno trovando delle
soluzioni nuove e molto moderne. Per esempio le batterie al litio,
che sono proprio come quelle che conosciamo dei nostri cellulari o
dei nostri computer portatili, anche se ancora i prezzi di queste
future batterie sono abbastanza alti, ma questo è un altro
discorso...
giovedì 3 maggio 2012
Il fusibile nelle auto
Generalmente il fusibile
(qui vedete un immagine di fusibili per auto) è un elemento usato in elettronica e negli impianti elettrici come
una sorta di protezione per i circuiti elettrici. Come sappiamo anche
le nostre autovetture sono realizzate anche con degli impianti
elettrici che servono per vari motivi (luci, strumentazione etc.) e
che sono alimentati dalla batteria. Il fusibile è realizzato in modo
tale che se in un circuito elettrico vi è un passaggio di flusso di
corrente eccessivo, la piccola lamina o il filamento del componente
fusibile in cui passa la corrente si fonda immediatamente,
interrompendo l'alimentazione della stessa e salvando il tutto da
danni molto più seri.
Il consiglio è quello di
cambiare il nuovo fusibile soltanto dopo aver accertato e magari
risolto le cause dell'aumento di flusso di corrente.
Il fuorigiri dei motori delle auto
Quanto volte ricordando il
passato e gli anni Ottanta, con gli amici e le nostre prime belle
macchinette quali per esempio le “mitiche” Fiat 126, le 500 o
ancora le potentissime (per il tempo) Abarth 112 correndo spensierati
tra le strade dei nostri paesi tra le tante sfide e le prove di
velocità che oggi vedremmo come irresponsabili, scalando le varie
marce sui tornanti magari al suono delle bellissime “doppiette”
con tacco e punta del piede prendevamo anche dei sonori e bruttissimi
“fuorigiri”, che valevano una grande brutta figura davanti a
tutti.
Il fuorigiri del
motore.
Quando il motore raggiunge
un regime di rotazione superiore a quello di potenza massima, si dice
normalmente che il motore funziona in fuorigiri. Di solito nelle
autovetture possiamo trovare in dotazione il contagiri, cioè un
importante strumento inserito nel cruscotto, di solito accanto al
contachilometri che ci indica attraverso una lancetta (può essere
anche digitale) esattamente i giri che fa il motore quando questo è
acceso. Nel contagiri, questa particolare zona al di fuori del campo
di utilizzazione normale viene indicata con un settore colorato di
rosso o di arancio, che sta ad indicare che è meglio non arrivarci
mai con l'indicatore. Il consiglio che qualunque meccanico da è
quello di cercare il più possibile di evitare il suddetto fuorigiri.
Un esempio tipico del fuorigiri è quando nell'inserire con il cambio
della nostra autovettura una marcia alta o magari quando scaliamo le
stesse, sbagliamo e al suo posto troviamo il “folle” andando poi
a dare una bella accelerata convinti che abbiamo la marcia inserita,
sentendo quel brutto rumore di motore al massimo, appunto il
fuorigiri. In questo modo poteva accadere che le valvole potevano
“sfarfallare” facendo verificare seri problemi meccanici al
motore. In alcuni casi esistono dei limitatori di giri che evitano
che il motore anche “tirando” al massimo una marcia possa
raggiungere un fuorigiri di quelli seri che mettono KO la nostra
autovettura.
Un saluto.
martedì 3 aprile 2012
Arriva dall'Olanda il Pal-V One a metà tra un auto e un elicottero
Ragazzi ormai non ci
meravigliamo più di nulla su dove può arrivare la moderna
tecnologia unite alle idee dell'uomo. Infatti girando sul web alla
ricerca di stranezze varie che avessero un motore e qualche ruota, ho
scoperto che dall'Olanda alcuni ingegneri hanno annunciato il primo
volo sperimentale di un mezzo “ibrido”, il Pal-V one che sta a metà tra una macchina e un elicottero. Il
Girocottero (come qualcuno lo chiama già) sembra che funziona
davvero e quando sarà messo in vendita farà la fortuna per i
fortunati possessori, che potranno “letteralmente” volare sugli
ingorghi e le lunghe file del traffico. É davvero un mezzo simpatico
e innovativo, che si può usare come una normale auto, ma quando si
vuole attraverso l'uscita delle pale rotanti si può anche volare. Voi che ne dite è arrivata l'era dell'auto volante o no?!
Sotto vedete il video su You Tube! Con alcune immagini di questa
futuristica macchina volante in azione.
Trovate altri articoli su i Strani mezzi tecnologici in questo blog cercando "curiosità" nella colonna a lato, mentre se vi va di leggere di altri prototipi di velivoli del futuro leggete l'articolo Il sogno di volare e i mezzi del futuro.
Un saluto.
giovedì 24 novembre 2011
Il filtro dell'aria dei motori
Il filtro dell'aria
è un componente importante nei motori dei nostri autoveicoli.
Il filtro dell'aria viene
impiegato in moltissimi motori, escludendo quelli sportivi o da
competizione che usano altri dispositivi, e serve per evitare che
insieme all'aria, entrino nei cilindri delle particelle estranee che
possono arrecare danni più o meno gravi. Alcune di queste particelle
che si trovano nell'aria, possono essere molto abrasive e quindi
pericolose per il motore. Per fare un specie di paragone, possiamo
pensare a quando noi ci mettiamo una mascherina sulla bocca e sul
naso, per evitare microbi o un qualche contagio attraverso l'aria che
respiriamo. Ecco il filtro dell'aria è una mascherina per il motore.
Di norma, in campo automobilistico vengono utilizzati dei filtri in
carta, realizzati con una particolare carta trattata chimicamente.
Esistono anche dei filtri in spugna poliuretanica utilizzati nei
motocicli e quelli in tessuto. È importante utilizzare filtri
dell'aria di carta di ottima fattura, visto che i migliori dotati di
un elevato potere di accumulo continuano a lavorare bene anche dopo
aver raccolto una grande quantità di polvere e particelle. Questi
tipi di filtri in carta, vengono realizzati attraverso delle fitte e
numerose pieghe della speciale carta, come quelle che vediamo in una
fisarmonica. In questo modo, si può disporre di una grande
superficie di accumulo ma con un volume esterno complessivamente che
non prende molto spazio. I filtri dell'aria, sono inseriti
all'interno di apposite scatole che svolgono anche la funzione di
silenziatori della aspirazione e che in alcuni casi, sono conformate
in modo da costituire veri e propri polmoni di aspirazione.
Durante un controllo o una
messa a punto della nostra auto, il nostro meccanico di fiducia tra
le altre cose controlla ed eventualmente cambia anche il filtro
dell'aria.
Il filtro dell'olio nei motori
Il filtro dell'olio
è un componente indispensabile per un motore.
Il lubrificante (olio) che
circola all'interno di un motore deve arrivare ai vari organi
meccanici, alcuni dei quali sono particolarmente critici e delicati.
Questi non devono avere assolutamente la minima traccia di particelle
estranee o impurità per il loro funzionamento ottimale. Queste
particelle, anche se di dimensioni estremamente ridotte, possono
causare danneggiamenti alle superfici di lavoro dei componenti e
possono dar luogo ad una rapida usura, con conseguenze anche
abbastanza gravi. Per trattenere le particelle estranee, tutti i
circuiti di lubrificazione dei motori automobilistici sono dotati di
un filtro d'olio denominato a “cartuccia”, al quale va ad
aggiungersi un filtro a reticella, che ha il compito di trattenere le
impurità più grossolane, collocato in corrispondenza del
dispositivo che attraverso una pompa, aspira l'olio dalla coppa. Il
filtro a cartuccia, che di norma viene fissato nella parte esterna
del basamento in modo da poter essere facilmente sostituito, è
collocato lungo il circuito, subito a valle della pompa. In certi
casi, viene utilizzato un filtro centrifugo, all'interno del quale le
particelle estranee vanno a raccogliersi nella zona circonferenziale
(grazie proprio all'effetto della forza centrifuga). Durante un
controllo o una messa a punto della nostra autovettura, il nostro
meccanico di fiducia tra le altre cose, controlla e eventualmente
cambia anche il filtro dell'olio.
lunedì 21 novembre 2011
Albero di trasmissione e scatola ponte nei veicoli – breve descrizione
Con il termine di Albero
di trasmissione si intende un importante componente meccanico che
ha la funzione di collegare la parte finale o uscita del cambio con
la scatola ponte (vedi sotto quest'ultima), in modo da trasmettere
l'energia del motore per far ruotare le ruote posteriori. Infatti
questo succede in alcuni tipi di veicoli, che hanno la trazione
posteriore mentre il motore è anteriore.
Di solito, l'albero di
trasmissione è costituito da un albero di forma tubolare dotato di
alcuni giunti cardanici, che sono posizionati ad una o ad entrambi le
estremità dell'albero stesso. A volte l'albero di trasmissione è
costituito da due parti distinte opportunamente collegate tra di loro
e in molti casi, viene appoggiato su dei supporti intermedi. Per
poter compensare le variazioni che si possono avere tra la distanza
dell'uscita del cambio e la scatola ponte che si verificano durante
l'escursione verticale della sospensione, si impiega un tipo di
giunto scanalato, che consente degli scorrimenti assiali tra le due
parti da esso collegate. In alcune vetture come per esempio quelle
integrali, possono venire impiegati due alberi di trasmissione, per
esempio per collegare l'uscita del ripartitore centrale ai due
differenziali trasversali (anteriore e posteriore).
La scatola ponte –
termine
Con questo termine nelle
vetture con motore anteriore e trazione posteriore si indica la
scatola all'interno della quale sono alloggiati il differenziale e la
coppia conica della riduzione finale. Tipicamente la scatola ponte è
quella impiegata in unione a una sospensione posteriore ad assale
rigido ed è quindi dotata di due bracci all'interno dei quali sono
alloggiati i due semialberi.
Il cambio meccanico tradizionale nei veicoli a motore – breve descrizione
Il cambio è uno
dei dispositivi meccanici più importanti in un veicolo a motore. Per
consentire la moltiplicazione della coppia erogata da un motore e per
adeguare la velocità di rotazione di quest'ultimo a quella delle
ruote (in modo da poter disporre di elevate potenze anche a velocità
di avanzamento piuttosto basse), si deve utilizzare un dispositivo
che consente di variare il rapporto di trasmissione. Questo
dispositivo nella grande maggioranza delle autovetture è proprio il
nostro cambio di velocità, del tipo a comando meccanico, che
consente al guidatore di poter scegliere a seconda delle condizioni
di impiego del veicolo tra differenti rapporti (o marce, come
normalmente li chiamiamo noi). Il numero delle “marce, può variare
da quattro a sei, anche se le auto di serie per la maggior parte
usano un cambio a cinque marce. I cambi possono essere del tipo “in
cascata”, questo nel caso sia dotato di due alberi non coassiali,
oppure del tipo con “presa diretta”. In quest'ultimo caso, si
trovano un albero di entrata, un albero ausiliario e un albero di
uscita (coassiale a quello di entrata). Sugli alberi in questione,
sono installati degli ingranaggi in presa, a due a due tra di loro.
Per ognuna di queste coppie, vi è un solo ingranaggio solidale
all'albero sul quale è installato. L'altro ruota in “folle” o a
vuoto per capirci meglio sul proprio albero, al quale viene reso
solidale, allorché si innesta la marcia corrispondente ai due
ingranaggi in questione, da un manicotto scorrevole (con denti di
innesto frontali) costretto da uno accoppiamento scanalato a ruotare
insieme all'albero stesso. Lo spostamento dei manicotti di innesto
delle marce (i quali sono sempre muniti di sincronizzatori), si
ottiene per mezzo di apposite forcelle collegate da un sistema di
aste alla leva di comando del cambio, che viene manovrato dalla mano
del guidatore. Quando si innesta la marcia corrispondente alla presa
diretta, l'albero di entrata diventa solidale con l'albero di uscita.
Tutti questi componenti qui descritti, sono alloggiati all'interno di
una scatola in lega leggera, che di norma viene fissata mediante una
serie di viti al basamento del motore. Gli alberi del cambio, sono
supportati da cuscinetti a rotolamento. Molto importante è la
lubrificazione del cambio. Infatti una quantità di olio contenuta
nella parte inferiore della scatola del cambio, provvede a
lubrificare tutte le parti interne dello stesso. La mancanza di olio
nel cambio e tra le sue parti, porta a spiacevoli problemi, con danni
elevati.
Esistono altri tipi di
cambio come quello automatico, ma anche altri tecnologicamente molto
avanzati (sequenziale), sperimentati e studiati per gli sport
motoristici come la Formula Uno è poi impiegati anche nelle
autovetture di serie.
martedì 15 novembre 2011
L' albero dello sterzo e la scatola guida – termini dei motori
L'albero dello sterzo.
L'albero dello sterzo,
conosciuto anche col nome di piantone dello sterzo è un componente
meccanico degli autoveicoli, costituito quasi sempre da due o più
parti unite tra loro mediante alcuni giunti, che fanno parte di quel
sistema (volante, scatola guida e albero dello sterzo) che serve a
far girare le ruote anteriori e quindi a dare direzionalità ai
nostri veicoli. In parole molto semplici, questo componente collega
il volante alla scatola guida dell'autovettura.
Negli ultimi tempi,
soprattutto per motivi di sicurezza alla guida, in molti casi uno di
questi elementi che compongono l'albero dello sterzo, è realizzato
in modo da cedere in caso di urti frontali di una certa forza. Questo
cedimento “voluto” dai progettisti in caso di incidente grave, è
riuscito a far diminuire di molto i morti sulle strade, visto che
molte cause di morte, erano dovute non all'urto vero e proprio, ma
all'unico componente di cui era fatto l'albero dello sterzo in
passato, che con l'urto diventava una vera e propria lancia metallica
conficcata nel torace dei poveri malcapitati, portando gravissime
conseguenze ai guidatori.
La scatola guida.
Con il termine di scatola
guida, intendiamo quel dispositivo che trasforma il movimento di
rotazione dell'albero dello sterzo nel movimento rettilineo di un
asta dentata, alla cui estremità è collegata la tiranteria che
provvede a sterzare le ruote, oppure nel movimento di una leva
fulcrata (pure essa collegata alla tiranteria di sterzo).
venerdì 11 novembre 2011
Il termine dell'albero a camme nei motori
Nei motori che noi
conosciamo come del tipo a quattro tempi, il movimento delle valvole
viene comandato da una serie di eccentrici (il termine
eccentrico è un sinonimo di camma) dei quali è dotato l'albero a
camme, che è il nostro componente meccanico di questo breve
articolo. In parole semplicissime per fare capire meglio, l'albero a
camme durante le sue rotazioni, riesce attraverso i suoi “eccentrici”
che non sono altro che quelle piccole “protuberanze” che vediamo
su di esso disposte in modo preciso dopo vari calcoli effettuati dai
progettisti del motore, riesce a far chiudere o alzare le valvole del
motore nei tempi e nei modi previsti dal progetto.
L'albero a camme, ruota
con una velocità dimezzata rispetto ad un altro importante
componente del motore che è l'albero a gomiti, dal quale viene
azionato grazie all'uso di cinghie dentate, di catene o di
ingranaggi. Perché il movimento delle valvole abbia luogo secondo le
modalità previste in fase di progettazione, ovverosia perché
ciascuna di esse inizi ad aprirsi e finisca di chiudersi nei momenti
prefissati dagli ingegneri progettisti, l'albero a camme deve essere
correttamente fasato (tarato) rispetto all'albero a gomiti. Gli
alberi a camme, che di norma poggiano su dei cuscinetti a
strisciamento (sovente integrali con i supporti), possono essere
realizzati in acciaio o in ghisa (in questo secondo caso sono
ottenuti per fusione). Le superfici di lavoro degli eccentrici
debbono possedere una elevata durezza e durante il funzionamento
debbono venire convenientemente lubrificate. L'albero a camme può
essere disposto nel basamento e in tal caso aziona le valvole per
mezzo di punterie, aste e bilancieri. Nella maggior parte dei motori
moderni, però l'albero a camme è alloggiato nella testata
(distribuzione monoalbero) e comanda le valvole agendo su punterie a
bicchiere oppure su bilancieri (che a seconda dei casi possono essere
a dito o con due bracci). Nei motori con prestazioni molto elevate si
impiegano spesso due alberi a camme in testa (distribuzione bialbero)
che comandano le valvole per mezzo di punterie a bicchiere o di
bilancieri a dito.
Vedere albero a gomiti su
questo stesso blog.
L'albero a gomiti – descrizione del termine
Con il termine di albero
a gomiti, detto anche “albero motore” o meno frequentemente
collo d'oca, intendiamo un organo meccanico rotante, dotato di una
serie di manovelle che per mezzo delle quali il movimento delle
bielle viene inviato alla presa di forza, cioè il volano.
Gli alberi a gomito
vengono realizzati in acciaio (per fucinatura) oppure in ghisa a a
grafite sferoidale (per fusione) e sono dotati di una serie di perni
di banco perfettamente coassiali che poggiano, tramite interposizione
di cuscinetti a guscio sottile, sugli appositi supporti dei quali è
dotato il basamento. I perni di manovella, ai quali sono collegate
(anche in questo caso con interposizione di cuscinetti a
strisciamento) le bielle, sono uniti ai perni di banco dai bracci di
manovella. Per poter ruotare senza dar luogo a inammissibili
vibrazioni, l'albero a gomiti deve essere accuratamente equilibrato.
A tal fine, si impiegano dei contrappesi ricavati unitamente ai
bracci di manovella, dalla parte opposta ai perni di biella.
L'insieme braccio di manovella più contrappeso viene anche definito
“maschetta”. L'impiego di perni di banco e di biella di rilevante
diametro, unitamente all'adozione di corse piuttosto contenute,
consente di ottenere alberi dotati di grande rigidità grazie al
“ricoprimento” che si può avere tra i perni stessi. La
disposizione dei perni di manovella è legata al numero dei cilindri
e all'architettura del motore. Sovente nei motori a V, su ogni perno
di manovella lavorano affiancate due bielle. I perni dell'albero
debbono essere dotati di una elevata durezza e presentare una
rugosità superficiale estremamente ridotta. Essi sono uniti agli
spallamenti (ovverosia ai bracci di manovella) mediante adeguati
raggi di raccordo oppure mediante rullatura. L'albero a gomito è di
norma attraversato da una serie di canalizzazioni interne che hanno
la funzione di far arrivare l'olio in pressione dai cuscinetti di
banco ai cuscinetti di biella. I margini dei fori di queste
canalizzazioni, devono essere accuratamente svasati. A una estremità
dell'albero a gomiti è fissato il volano (al quale è vincolato il
complessivo della frizione), mentre alla estremità opposta sono
usualmente piazzati il pignone o la puleggia dentata di comando della
distribuzione e la puleggia per la cinghia che comanda i dispositivi
accessori.
giovedì 10 novembre 2011
L' albero ausiliario di equilibratura – termine dei motori
L'albero ausiliario di
equilibratura, è un organo meccanico impiegato in alcuni motori
per eliminare delle vibrazioni molto fastidiose per gli occupanti
dell'autovettura.
In certi casi gli alberi
ausiliari di equilibratura, sempre dotati di una o più masse
eccentriche, sono due, contro rotanti. È questa la soluzione
tipicamente utilizzata in alcuni motori a quattro cilindri in linea
per vetture di classe elevata. Per l'azionamento di questi alberi
ausiliari, che debbono essere accuratamente fasati, si ricorre ad
ingranaggi o a cinghie dentate. Le architetture motoristiche che più
tipicamente richiedono questi “equilibratori dinamici” sono
quella a due cilindri in linea e quella a un solo cilindro (soluzione
non impiegata in campo automobilistico). Le vibrazioni che questi
alberi eliminano possono essere dovute alle forze d'inerzia del primo
o del secondo ordine o anche a coppie perturbatrici. Quando si
impiegano due equilibratori dinamici, essi di norma vengono
installati in appositi alloggiamenti praticati ai lati opposti del
basamento.
L' aerodinamica – breve descrizione del termine
Nelle
moderne automobili, lo studio dell'aerodinamica del corpo
vettura è di importanza fondamentale poiché influenza grandemente
sia i consumi che il comportamento su strada del veicolo alle alte
velocità. Pensiamo che un auto deve fendere l'aria, incontrando la
minore resistenza possibile; di conseguenza si rivela essenziale, una
volta determinata la sezione maestra, la realizzazione della più
vantaggiosa profilatura aerodinamica (che è legata essenzialmente
alla forma del veicolo). La facilità con la quale l'auto penetra
nell'aria viene indicata dal prodotto tra la sezione maestra e il Cx,
cioè il coefficiente di resistenza aerodinamica.
Oltre
alla forma complessiva della carrozzeria della vettura, ai fini della
aerodinamica si devono tenere in considerazione perché hanno una
grande importanza anche altri dettagli, come per esempio gli
specchietti retrovisori, i portapacchi, le maniglie, le modanature o
altre eventuali appendici. La resistenza aerodinamica all'avanzamento
non varia in maniera lineare con la velocità ma cresce in misura via
via più grande dell'aumento di quest'ultima, cioè essa segue, in
altre parole una legge esponenziale. L' aerodinamica di una
autovettura influenza in misura molto sensibile anche il
comportamento su strada alle alte velocità. La cosa è perfettamente
comprensibile se si pensa che, a velocità relativamente ridotte, le
forze aerodinamiche sono in grado di dare origine a una portanza che
consente agli aerei di decollare. In molti casi, per evitare che gli
effetti di portanza possano dare origine ad indesiderabili
alleggerimenti dell'avantreno o del retrotreno, alle alte velocità,
si adottano delle appendici aerodinamiche denominate a seconda dei
casi, spoiler, musetti o alettoni. Quante volte abbiamo seguito una
gara di Formula uno e abbiamo visto gli alettoni posteriori o i
musetti anteriori dei bolidi in pista. Questi, appositamente studiati
al millimetro, e con le giuste inclinazioni, servono proprio per
consentire alle ruote posteriori di trasmettere a terra tutta la
potenza disponibile dei motori, senza avere influssi o reazioni
negative, ed avere la migliore penetrazione nell'aria.
L'aerodinamica, si studia anche per un uso interno, cioè per esempio
nel vano motore, dove vengono studiati i condotti o i sistemi di
aspirazioni e di scarico migliori o altre parti importanti interne.
Per progettare le carrozzerie delle autovetture moderne, ormai si
usano potenti computer con software che riescono a calcolare tutti i
valori giusti. Per la messa a punto finale della aerodinamica, molte
industrie si servono di moderne gallerie del vento, dapprima
lavorando su dei modellini o pezzi di modello, e dopo con
l'autovettura finita.
lunedì 7 novembre 2011
Acciaio termine dei motori
Con il termine “acciaio”
si indica un gruppo di materiali metallici costituiti da ferro
mescolato con piccole e precise quantità di carbonio, e
eventualmente di vari altri elementi del tipo “leganti”, come
sono il cromo, il molibdeno, il vanadio, il silicio, il nichel ed
altri ancora.
Bastano piccole differenze
nella quantità di questi elementi per impartire agli acciai
caratteristiche meccaniche assai diverse tra loro. Gli acciai trovano
larghissimo impiego in tutte le costruzioni automobilistiche sia a
livello di motore e trasmissione, che al livello di sospensioni e
scocca. Si tratta di materiali dalle ottime caratteristiche
meccaniche, come l'elevata resistenza a trazione, notevole durezza,
etc. che praticamente risultano insostituibili nella maggior parte
delle applicazioni moderne. Per esempio, sono fatti di acciaio gli
ingranaggi, gli spinotti, le valvole, gli alberi di trasmissione, i
cuscinetti a rotolamento, i pannelli della scocca, e tantissimi altri
componenti. I componenti di acciaio, vengono tipicamente ottenuti per
fucinatura (deformazione plastica a caldo). Gli acciai sono tenaci e
dotati di elevate robustezza. Per esaltare le loro caratteristiche
sono stati messi a punto particolari cicli di trattamento sia termici
che termochimici.
Il termine ABS dei motori
Con la sigla ABS,
che in lingua inglese sta ad indicare “Antilock Braking System” e
quindi tradotto in italiano all'incirca Sistema di antibloccaggio
delle ruote, si indica un sistema controllato da una moderna
centralina elettronica per mezzo della quale, in qualunque
situazione, si impedisce che una o più ruote della vettura possano
bloccarsi nel momento della frenata. L'ABS, costituisce un grande e
importante contributo per la sicurezza di guida e si rivela di
eccezionale utilità in situazioni critiche, come possono essere le
frenate di emergenza o improvvise su fondi stradali accidentali, con
ridotti coefficienti di attrito (per esempio quelli con acqua, fango
o neve). Il sistema ABS, entra in funzione anche in presenza di
differenti condizioni di aderenza sui due lati della vettura. Oggi
esistono diverse versioni di ABS, molto sofisticati anche, ma lo
schema base, secondo il quale essi funzionano e vengono realizzati, è
sempre lo stesso.
La centralina elettronica
di gestione del sistema, viene informata da una serie di sensori (si
impiegano più ruote foniche) in merito alle velocità istantanee
delle diverse ruote della vettura. Essa può confrontarle tra di
loro, calcolare la decelerazione di ciascuna ruota e valutarne quindi
la eventuale tendenza a bloccarsi. In questo ultimo caso, la
centralina interviene immediatamente e, tramite un apposito gruppo di
valvole di controllo, riduce la pressione nel circuito frenante
collegato alla ruota in questione. Viene così evitato ogni rischio
di bloccaggio e la centralina stessa provvede a ristabilire la
pressione non appena il problema è stato eliminato. Il ciclo
“riduzione-mantenimento-ripristino della pressione”, viene
ripetuto più volte ogni singolo secondo e consente nelle frenate di
emergenza, di mantenere sempre tutte le ruote nel campo di
slittamento che assicura la frenata ottimale e quindi gli spazi di
arresto minori. L'ABS è stata una delle trovate geniali più
importanti per la nostra sicurezza a bordo delle nostre autovetture
oltre che per i pedoni in strada ed ormai ai nostri giorni, questo
sistema viene montato di serie in quasi tutte le autovetture, come
per esempio le “utilitarie”.
Il termine Accoppiamento scanalato nei motori
L'accoppiamento
scanalato, è un termine al quale si ricorre quando si vuole
rendere solidale nella rotazione l'elemento conduttore (di norma si
tratta di un albero) e l'elemento condotto (manicotto, ingranaggi,
etc.) pur consentendo loro una certa libertà di movimento assiale.
Tipici impieghi degli
accoppiamenti scanalati si hanno all'interno del cambio (i manicotti
di innesto delle marce con i relativi sincronizzatori possono così
scorrere sugli alberi), negli alberi di trasmissione, nei semialberi,
etc.
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